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CONSIGLI EXTRAVAGANTI, NICOLA LAGIOIA, La città dei vivi

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: ‘Consigli Extravaganti’:
NICOLA LAGIOIA, La città dei vivi , Einaudi 2020

«Ci sono libri che, come le vicende di cui danno conto, si rivelano un’esperienza di lettura estrema. E La città dei vivi di Nicola Lagioia è uno di questi. Un viaggio in quell’indicibile che fu l’omicidio di Luca Varani è […] Cui fa da quinta una città in disfacimento, Roma, «città morta, abitata da vivi», da cui Lagioia si scopre in fuga (psichica, emotiva, prima ancora che materiale) e di cui quell’omicidio sembra essere una perfetta sineddoche. Non è né un esercizio calligrafico, né un tributo alla morbosità, né un diario dell’incontro sconvolgente con il Male. È un conto che Lagioia decide di saldare innanzitutto con se stesso, con “il segreto” che si porta dietro e che affonda nei suoi ormai lontani vent’anni in quel di Bari, dove è nato e cresciuto, e che quell’omicidio rianima sì come un demone, imponendogli una confessione (che non sveliamo) al lettore. Che trasforma quell’omicidio in una dolorosa seduta analitica non solo per lui, ma per ciascuno di noi. Padre, fratello o figlio che sia».
Carlo Bonini, «la Repubblica»
«Prima di iniziare a leggere, mi sono chiesta come avrebbe fatto Lagioia a raccontare una storia così atroce, ambigua, contorta senza soccombere sotto il peso della responsabilità. C’è un ragazzo, Luca, a cui è stata inferta una dose di sofferenza impossibile anche solo da immaginare. Come riuscire a non scrivere una lunghissima accusa? Era difficilissimo. E lui ci è riuscito. A raccontare la realtà più nera, a trovare le parole precise per raccontarla, a farci entrare anche nella testa degli assassini. Non per perdonarli. Questo non spetta a noi. Ma per riuscire finalmente a vederli».
Antonella Lattanzi, «tuttolibri – La Stampa»
“Tutti sanno che la fine del mondo ci sarà. Ma il sapere, nell’uomo, è una risorsa fragile. Gli abitanti di Roma la consapevolezza delle cose ultime ce l’hanno nel sangue, ed è talmente assimilata da non generare più nessun ragionamento. Per chi abita qui la fine del mondo c’è già stata, la pioggia ha solo il fastidioso effetto di rovesciare dal bicchiere un vino che in città si beve di continuo.”
«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell’incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?»
NICOLA LAGIOIA, ‘La città dei vivi’

Probabilmente prima di queste ‘particolari’ vacanze natalizie vi sareste aspettati come ‘Consiglio extravagante’ un libro più ‘soft’, ma se ho deciso di presentarvi e suggerirvi come lettura, per questa pausa da trascorrere molto in casa, ‘ La città dei vivi ‘ di Nicola Lagioia è perché questo libro, un ‘mix’ di cronaca nera, noir, thriller, inchiesta, documentario, romanzo-verità si divora, nonostante la mole di oltre 400 pagine, in pochissimo tempo, grazie anche alla scrittura calda e trascinante, in cui prosa e elementi poetici si intrecciano nello stile tipico dell’autore .
Questo romanzo ci porta dentro il caso di cronaca piú efferato degli ultimi anni. Un viaggio per le strade buie della città eterna, un’indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull’istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo o chi potevamo diventare.
La città dei vivi stringe il cuore sin dalle prime pagine , in cui la macchina da presa dell’autore prima di focalizzare il luogo dove avvenne il delitto, ricostruisce il contesto più lato dell’omicidio, dove appare una Roma quotidiana, normale, ma sempre ricca di punti bui molto profondi, la Roma della zona del Colosseo, una città che nella primavera del 2016 non ha un sindaco, ma ha due papi, una città di vita e di morte, soffocata dall’assalto dei topi e dal guano dei gabbiani, la città centro della religiosità, ma anche luogo di corruzione e di droghe , la città delle buche in cui tutti affondano e cadono, in cui tra sovramondo e sottomondo vi è la zona franca del Mondo di Mezzo, dove tutti si incontrano tra loro: una storia che si ripete da secoli, come nelle notti del 40 d.C. quando Messalina , la diciassettenne moglie dell’imperatore Claudio, lasciava la reggia e mascherata con una parrucca bionda , come ci racconta Giovenale, si andava a prostituire nei bassifondi della città.
Il caso/ Il libro
Roma, quartiere Collatino, appartamento di via Igino Giordani. Nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 marzo 2016, nel corso di un festino a base di sesso, alcol e droga, Manuel Foffo e Marco Prato torturano e uccidono il ventitreenne Luca Varani. Sembra che non ci sia un movente. I colpevoli non conoscono la vittima e, comunque, non ricordano nulla della nottata. Come se non fossero stati presenti a loro stessi. Come se il demonio avesse preso possesso dei loro corpi. L’opinione pubblica ne esce sconvolta, s’infuoca. La notizia fa il giro dei programmi tv e delle testate giornalistiche e arriva alle orecchie di Nicola Lagioia, che viene invitato a scrivere un pezzo per il Venerdì di Repubblica( v. allegato). L’autore avverte un richiamo, che ha molto a che vedere con il bisogno di comprendere quella forza distruttrice che tutti almeno una volta nella vita proviamo, che almeno lui da ragazzo ha provato. Allora non può far altro che cominciare a studiare. Recupera documenti, interrogatori, fissa appuntamenti con forze dell’ordine e civili, inaugura un carteggio con Manuel uno dei due assassini, dopo il suicidio in carcere di Marco Prato. Riflette sul concetto di responsabilità, di colpa, di libero arbitrio. E comincia a scrivere “La città dei vivi”.
«Quella storia era il conto sospeso con il ragazzo che sono stato, e un conto maggiormente aperto col presente in cui annaspiamo tutti».

L’AUTORE
Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. E’ direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino e conduce Pagina 3, la Rassegna stampa culturale di Rai Radio 3. Con minimum fax ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj(2001) , e con Einaudi Occidente per principianti (2004), Riportando tutto a casa( 2009, Premio Viareggio-Rèpaci, Premio Vittorini, Premio Volponi) e La ferocia (2014 Premio Strega e Premio Mondello). I suoi libri sono tradotti in 15 paesi. www.minimaetmoralia.it
La letteratura non giudica. Mostra, fa luce, pone domande,crea inquietudine . Lagioia racconta una storia fatta di dolore, di male, parla di sé, di cosa lo accomuna a Manuel, Marco e Luca, e cosa lo divide da loro.
“…Entra in scena la letteratura che ha il potere di evocare l’insondabile. Non ha il compito di giudicare, per quello ci sono i magistrati. La letteratura deve cercare di capire che cosa è successo anche se la sua non è mai una comprensione definitiva; indaga la realtà attraverso le domande e così implica il ruolo attivo del lettore. Ogni volta che noi finiamo un romanzo ci ritroviamo con un patrimonio di informazioni che dobbiamo provare a interpretare….. Siamo abituati ad attribuire tanto ai carnefici quanto alle vittime delle caratteristiche di eccezionalità. Come se fossero creature fantastiche: mostri o angeli. Perché abbiamo talmente paura di diventare un giorno come loro, che se ci convinciamo che quelli sono una specie animale diversa da noi allora ci sentiamo sicuri: non potremo mai incarnare né uno né l’altro, ci ripetiamo. Ma non è così, e la letteratura ci ricorda che possiamo essere colpevoli e umani allo tempo stesso.”

P.S. : gli ‘Incontri extravaganti’ non sono dedicati solo ai lettori,
ma a quanti sono appassionati di vita
(’Per saper leggere bisogna saper vivere’ – Guy Debord )
L’iniziativa è una proposta culturale per la città.

Buon Natale!
Mariolina Cicerale
(Responsabile Iniziative culturali del Liceo classico Lanza)

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