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Intervista a Guido Baldi de Il Mattino di Foggia

«Il Novecento è un secolo molto ricco per cui fare una scelta in questo panorama è difficile e doloroso, per cui tocca all’insegnante impostare un suo canone, dato che non esiste un ‘canone’ fissato per il Novecento…»

Chi non lo ricorda per aver studiato sulla sua storica letteratura italiana? Stiamo parlando del prof. Guido Baldi, già docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Torino, che giovedì 21 marzo è stato ospite, grazie all’incontro organizzato dalla Pearson Academy, del liceo classico “V. Lanza” di Foggia (che ancora una volta si distingue come polo di cultura), dove ha relazionato sul tema “La realtà industriale nella visione degli scrittori novecenteschi: negazione dell’umano e vittoria dell’uomo”. Una carrellata lungo le opere di D’Annunzio, Pirandello, Gadda, Levi e Calvino, nonché un possibile percorso didattico per affrontare quella “foresta lussureggiante” che è il Novecento, analizzando come gli autori hanno guardato alla nuova realtà della macchina industriale: «empio mostro dall’anima metallica», come la definì Carducci, o amica che allevia le fatiche umane. Così se l’autore del Volo su Vienna diventa protagonista dell’elogio della macchina nel primo libro di “Maia”, viceversa Pirandello la vede come determinante dell’accelerazione frenetica della vita, di quella corsa folle e affannosa verso non si sa bene cosa (“Quaderni di Serafino Gubbio operatore”). Mentre appaiono più equilibrate le posizioni di Gadda e Primo Levi (entrambi accomunati dal fatto di provenire da studi scientifici e tecnici) che vedono piuttosto nell’uomo una specie di ‘demiurgo’ a cui spetta il difficile compito di riportare il cosmos/l’ordine sul caos e quindi di determinare il buon o cattivo funzionamento della macchina. Più apocalittica la visione di Italo Calvino, che, in “La nuvola di smog”, immagina la realtà a lui contemporanea come ormai ‘infettata’ da una materia malefica impossibile da sconfiggere; unica possibilità per l’uomo è «cercare nell’inferno in cui viviamo ciò che non è inferno e farlo durare». Non sono mancate riflessioni sullo status degli insegnanti di oggi: «Bisogna resistere e svolgere con tenacia questo lavoro talvolta frustrante che però può avere un impatto sul futuro della società» ha asserito il professor Baldi, e ancora: «L’insegnante non deve indottrinare o diffondere il ‘verbo’ ma svegliare le coscienze, a prescindere da qualunque direzione in cui vada poi questo pensiero».

Fonte: Il mattino di Foggia